La frana

Sono tornata a Brescia a fine dicembre, ma già dalla metà di quest’ultimo non ho più pubblicato nulla. Il momento è carico di pensieri, ancor più che di faccende da sbrigare, ed in misura sempre maggiore percepisco la fatica di elaborarli scrivendo anziché lasciarli vagare nella mente ed assestarsi infine da sé.
Addirittura mentre mi trovavo dall’Arrotino, dunque ben prima che ci rifilassero il nuovissimo Dpcm (il peggiore fra tutti quelli sfornati dal governo dei migliori) ho avuto uno dei miei momenti di ansia, generata dall’acuta consapevolezza che tutto è troppo.
Tra me e me, pensando di parlarne poi qui, ho chiamato il fenomeno “la frana”: quella sensazione di spaventevole immobilità tonica che ti piglia quando vedi una massa di impegni, obblighi, necessità, doveri cui far fronte, e sai che ti seppellirà, ma le gambe ti inchiodano lì dove sei perché il senso anticipato di fatica t’ha colto e svuotato.

Ora, per l’appunto, al carico s’è aggiunta la mazzata del Dpcm.
Un’oppressione amministrativa che toglie forza, inibisce la capacità di progettare, rende ostica ogni azione quotidiana e precario il presente, non solo il futuro. Non è più una limitazione temporanea di attività pleonastiche, ma un’ingiustificata e permanente esclusione da servizi essenziali che porta intere esistenze allo stallo.
Così mi sento, qui non si costruisce ma si smantella, si fa fagotto e si corre per sfuggire all’incendio. Ma si corre pur sempre inchiodati, come nei sogni in cui un cane mordace ci insegue ma nonostante tutto il sudore ci pare di non riuscire a muovere un passo.

Ne mancano sette al 27, e la Rai ha programmato una settimana dedicata alla Giornata della Memoria. Così i bravi cittadini potranno sentirsi tutti più buoni: commuoversi davanti alla TV la sera, e la mattina dopo schiacciare la testa dei colleghi non vaccinati col tallone.
Dacché dopo il primo momento di sollievo continuo a leggere indicazioni diverse da fonti diverse, e non sono più sicura che, in quanto under 50, potrò essere ammessa al lavoro (e regolarmente stipendiata), evito non dico festeggiamenti ma anche dei semplici complimenti a me stessa.
Sì, perché seppure nel momento più duro e con un monte ore eccessivo, del quale spero di poter discutere ed ottenere presto una riduzione, ebbene: sono stata assunta.
Non aggiungo dettagli, attendo di firmare il contratto (per un ente pubblico che mi ha pescata da una graduatoria di concorso riservata alle categorie protette). Allora e solo allora sarò libera di considerare l’impresa riuscita.
Resta da vedere se davvero, come avevo compreso io, andando avanti a tamponi potrò fare effettivamente le mie 36 ore settimanali (sudando sangue, ma con la certezza del posto indeterminato) e guadagnare; oppure se mi ritroverò sospesa da subito – leggo sull’Osservatorio Malattie Rare di un green pass rafforzato per tutti i dipendenti dal 15 febbraio: era dunque una mera questione di date?
Mi sembra, comunque, di sentire una risata sardonica in sottofondo.

11 pensieri riguardo “La frana

  1. Non è facile mettere nero su bianco i propri sentimenti, timori ansie e angosce, e men che meno in questi tempi. Sono contento che sei tornata, anche se avrei preferito potessi essere più serena. È un accanimento sui più fragili, con la scusa di proteggerli, ne ho prove ormai tutti i giorni e da vicino. Resisti, stringi i denti e cerca di tenere il lavoro whatever It takes. Ci saranno ancora momenti duri ma finirà. Poi se ne avremo ancora la forza ne rideremo… Le varie giornate ormai non le sopporto, la memoria, la violenza, i cani randagi, l’ambiente… riti che non servono a niente, se poi la violenza e le scelte inique vengono fatte al livello più alto e con in consenso della gente che si indigna a comando.

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    1. Sì. Speriamo che la situazione non degeneri ulteriormente. Se non altro, se pure un domani richiedessero il pass rafforzato e finissi sospesa, non verrei licenziata, e non è poco.

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