Childfree .1: Sul non volere figli

Tento di buttar giù due pensierini per introdurre una nuova (ennesima!) serie di letture a tema: sulle donne senza figli, e per essere più precisa sulle donne che non vogliono averne. Come me – ed ecco perché mi interessa.

Childless & childfree

Innanzitutto una distinzione fondamentale. Chiedo scusa ai lettori poco amanti degli anglicismi, ma questo – secondo me – è proprio uno di quei casi in cui l’inglese, oltre che più comodo e rapido (un pochino) è anche più efficace (un bel po’).
Una donna childless (che sia sposata, impegnata, o single: in questo contesto non fa differenza) è una donna senza figli per le motivazioni e le circostanze più disparate, e che tuttavia li desidera (o, quantomeno, non rifiuta l’idea).
Una donna childfree, invece, sceglie consapevolmente di non avere figli (né ora, quando la infastidite con la centesima replica in un mese delLa Domanda, né in seguito), per  altrettante differenti ragioni.
Io, ovviamente, voglio occuparmi delle childfree.

Cosa è famiglia? Che significato hanno i figli?

Le due domande sono in gran parte interconnesse.
Non mi addentrerò troppo in questioni che meriterebbero un’attenzione ed un approfondimento che io non posso offrire, mi limito ad accennare a spot qualche considerazione.

Innanzitutto, per qualcuno “una coppia senza figli non è famiglia” (a quanto pare non c’entra la morale cattolica, ma già che ci sono lo dico: la cosiddetta apertura alla vita è centrale, ma vi sono eccezioni e, soprattutto, l’indisponibilità ad accogliere il disegno divino pone in posizione di peccato, ma non fa diventare una coppia “meno famiglia” di una che invece vi si presta).
Resta senz’altro vero che l’essere madri (e padri!, che non sono un accessorio) è per la dottrina cattolica il naturale “destino” di chi ha una vocazione matrimoniale. Sempre salvo particolari eccezioni. Purtroppo, anche fra credenti, spesso si confonde l’adesione parziale, o la non adesione, ad un progetto divino – comunque generale -, che è peccato ma va visto alla luce della storia personale di ciascuno, con un’arbitraria e diabolica opposizione, da “degenerati moderni”, a un diktat intransigente.
Una degenerazione tutta moderna che non si limita a rifiutare per sé, ma aborrisce collettivamente l’avere figli, il dedicarsi esclusivamente alla famiglia, le scelte di non-indipendenza e libertà totale esiste.
Un disegno divino per la famiglia esiste.
Ma è ingiusto, perché errato, attribuire la prima a chiunque, pur senza egoismo, stabilisce che per la propria vita avere figli è un fattore non auspicabile (se non dannoso: sì, può capitare e no, non dev’essere per forza egoismo).
Com’è ingiusto prendere quello che è un progetto di Dio su di noi, per una “gioia perfetta” – in un mondo che però perfetto non è -, sostanzialmente un progetto d’amore perché possiamo avere tutto il meglio; trasmutandolo in un dovere, in quanto tale spesso arido, che non parla di legami d’amore (di carità), di comunione intima a modello della Trinità, di dono di sé, ma piuttosto di perdita e dolore, che conduce alla ribellione incolpevole contro il Cielo.

Famiglia è ovunque due (o più) persone si amino.
Dando per scontato per non allungare ulteriormente la zuppa che “amare” non significa piacersi, provare affetto, né avere affinità col partner o chicchessia, né tantomeno provare attrazione ricambiata ecc. ecc.
Amare è essere al servizio dell’altro avendo per obbiettivo il suo bene. Punto.
(Grazie a Dio, i cristiani son chiamati ad amare il prossimo, non a farselo piacere).

I figli sono per me il completamento ideale della famiglia.
Ciò in un’ottica “naturale”, che è pure alla base di molta parte dell’ottica cattolica, ma è condivisibile e condivisa, su questo e altri temi, al di là della fede (non credenti compresi).
Possiamo intendere “ideale” in molti modi (non però romanticamente): riferendoci ad una situazione di perfezione originaria, antecedente il peccato originale – ma allora, ci tengo a ricordarlo, Eva non doveva partorire con dolore, il “senso materno” non era aleatorio, e Caino ed Abele, se i loro genitori fossero stati più intelligenti, avrebbero avuto per sé l’intero Eden senza neppure pagare la rata mensile.
Oppure possiamo pensare che sia la realizzazione più completa, integrale per una donna – che è pur sempre costitutivamente diversa dall’uomo -, senza però ritenerla la migliore, o peggio l’unica via.
Non è sbagliato immaginare la maternità come la quadratura del cerchio femminile: è, appunto, l’ideale alla cui immagine tendono tutte le donne. E’ sbagliato invece cercare di trasporre l’ideale, così com’è, nella realtà concreta (o meglio, nelle realtà concrete di ogni singola donna).
Non solo perché l’istinto materno, o più ampiamente la propensione alle relazioni e alla generatività tipicamente femminile può manifestarsi e realizzarsi in molti modi; ma anche e soprattutto perché la realtà è piena di sfumature e vive delle evoluzioni: non significa relativizzare – lungi da me – ma capire che l’ideale (la “verità”) si declina in più realtà diverse. Alcune non saranno valide, saranno abbagli, ma altre, più d’una, rappresentano una alternativa ma valida proiezione dell’unica verità nel mondo concreto.
Tipo così:

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Direi che vi ho spaccato le balle a sufficienza.
Dalla prossima volta, si passa alla sostanza 😉

36 pensieri riguardo “Childfree .1: Sul non volere figli

  1. Questo è un argomento che mi interessa parecchio, definendomi io stessa “childfree”. Purtroppo viviamo in una società in cui una donna che non può o non vuole avere figli sarà sempre definita “meno donna” delle altre. Non parliamo poi di quelle single o zitelle (come piace definirmi), lì non basterebbe una rubrica… 😉 Spero che queste tue letture possano aprire la mente a qualcuno!

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    1. Ahah, ci capiamo, “sorella”: parli con una tardona di 35 anni, zitella impenitente, quindi senza compagno, senza figli, persino senza animali 😆 Una donna “senza”.
      Sperar non nuoce. Ma per ogni evenienza, meglio portarsi in borsa un mattarello da casalinga frustrata da sbattere in testa a chi spettegola 😉

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        1. Ooooh yesss!
          E siccome siamo egoiste e, almeno per quanto mi riguarda, bambocciona (senza lavoro… un altro senza… e a carico della pensione di mamma finché c’è stata!), propongo di adottare lo slogan:
          PIU’ CIBO PER ME! ❤ 😂

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    1. Ti ringrazio.
      L’Humanae Vitae so di averla sbirciata tempo fa per qualche motivo preciso, e forse ce l’ho pure, sepolta in una cartella sulle chiavette di archivio.
      Non ho però approfondito particolarmente, anche perché riguardo agli altri temi centrali (l’aborto, soprattutto) mi sono sempre riferita ad altre persone ferrate, e in genere anche fonti indirette degli stessi documenti vaticani.

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  2. Il tuo è un argomento molt interessante e molto attuale. Sono curioso di leggere altri approfondimenti a riguardo. E comunque una cosa che noto con molto dispiacere è ch ese una donna non vuole avere dei film viene vista di mal occhio il più delle volte (ovviamente non sempre ma certe volte è questa l’impressione). E ciò mi dispiace molto. Se una donna non vuole avere figli non vuole avere figli. Punto.

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  3. Io non mi sono mai posta molto il problema fino a quando si è presentato un periodo in cui la mia compagna sembrava avesse un’adorazione smisurata per i bambini. Il che mi ha fatto pensare che forse lei li volesse e a quel punto ho fatto anch’io qualche riflessione (che ti risparmio :-D). Penso che avere figli o non averne dovrebbe essere una scelta molto personale, o condivisa quando si è in coppia. Certo l’idea che la donna che non voglia o non abbia figli non sia completa è molto distante dal mio modo di pensare..

    Mi hai fatto venire in mente questo talk di Christen Reighter: https://www.ted.com/talks/christen_reighter_i_don_t_want_children_stop_telling_me_i_ll_change_my_mind

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    1. Lo sto vedendo ora, o meglio sto leggendo la trascrizione perché con i video devo sempre durar fatica a bufferare.
      Il punto che più mi interessa (e mi indigna), a cui sono arrivata, è quello a proposito della legatura delle tube. Ancora non ho valutato la possibilità pratica di farlo, ma ci ho riflettuto più volte.
      Certamente, mi spaventa più la reazione e l’opposizione che potrei incontrare nei medici che l’operazione in sé, eppure io sono una che a muovere un passo quando si tratta di salute si fa molte remore.
      In parte dipende dal fatto che non è un’urgenza, ma una cosa che posso studiarmi, discutere e programmare nel modo più consono. Ma c’è anche molto timore di andare incontro a conflitti con chi dovrebbe essere al mio servizio, e che potrebbe invece trattarmi da scolaretta incosciente.
      Ne ferisce più la lingua che il bisturi.

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      1. Io non sono interessata all’intervento (chiaramente ho anche una relazione che mi permette di non avere preoccupazioni), ma quando avevo ascoltato l’esperienza di questa ragazza mi aveva colpita e ho iniziato a fare maggiore caso a come la gente percepisce il fatto che una donna non abbia figli o non li desideri ed effettivamente scaturisce quanto meno sospetto. Una donna giovane che non desidera figli risulta o “non normale” o “non matura”. Direi che siamo messi male… Penso sia un bene parlarne. Buon pomeriggio!

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  4. Come preambolo non c’è male. Comunque al mondo siamo già parecchi, non sentirti in colpa. Mi sembra che questo sia uno dei possibili motivi di annullamento del matrimonio da parte della Sacra Rota, logica peraltro quanto il matrimonio non consumato. A parte la religione però liberissima di scegliere di non far figli, se è una scelta, ma anche di ripensarci. Personalmente mi sono pentito di averlo fatto troppo tardi e averne fatti troppo pochi… poi riparleremo dell’amore come servizio, che messa così sembra una faticaccia… 🙂

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    1. Ahah, sì, è proprio una faticaccia ma è il meglio della vita… per non dire il senso 😉
      Infatti quelli insopportabili sono i genitori entusiasti del loro pargolo manco fosse un novello Leonardo, mentre capisco perfettamente, pur avendo altri piani, lo sconvolgimento meraviglioso di chi lo vive bene, e lo vive come il miracolo che è. Non sul piano biologico, certo, ma ci siamo capiti 😉

      Sulla Sacra Rota potresti aver ragione, magari verificherò – ma per pura curiosità: le mie piccole considerazioni di fede si fermano qui, e non le proseguirò. Anche perché il mio orizzonte è piuttosto lontano da quanto suggerito in materia dalla dottrina, e non solo a proposito di prole.

      E quanto al pianeta, non hai torto… questo però è un campo minato, dove come ti muovi salti per aria. Già esiste chi nega il cambiamento climatico, figurati se vai a dire che tra le tue ragioni per non procreare c’è la salvaguardia di quel che di precario ci resta.
      I cattolici ambientalisti e/o vegetariani per altro esistono, ma la mia sensazione è che siano in netta minoranza. Sarà che quegli altri fanno un sacco di casino?

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      1. (Non è che nella faccenda fare un figlio in più o in meno, ma pure dieci, abbia un gran peso, secondo me.
        Conta molto di più cosa i 7-10-20 miliardi di abitanti della Terra decideranno di farne, a cominciare dall’alimentazione e quindi dallo sfruttamento agricolo; ecc.
        Ma nel quadro c’è anche questo, Extinction Rebellion & co.).

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  5. Non sono donna e non voglio nemmeno azzardarmi a scrivere “ma posso capire bla bla bla”.
    No, non posso capire. Sono maschio e non posso capire.
    Storicamente, nella nostra cultura (ma temo anche nelle altre) il concetto di maternità obbligatoria è molto forte e qualunque donna che non può essere madre (per scelta o per impossibilità) viene vista di malocchio. Ovviamente si tratta solo di un retaggio naturalistico, una convenzione sociale ingenerata dall’istinto riproduttivo, ciò non di meno prepotente e, purtroppo per le donne, foriera di non pochi fastidi che, come già detto, non prove nemmeno a sforzarmi di capire perchè ne sono impossibilitato.
    Ho letto quindi con profondo piacere queste tuo post perchè mi ha permesso di entrare seppur in punta di piedi nella prospettiva femminina.
    Mi permetto solo di aggiungere una possibile terza categoria nella tassonomia da te proposta, ovvero quella del CHILD-DUTY, ovvero di quelle coppie che hanno figli non già perchè li desiderano veramente ma perchè si sentono obbligati a farli. Il problema grosso di chi fa parte di questa categoria è che le loro azioni non solo portano conseguenze su stessi (il che è normale e inevitabile) ma purtroppo anche su chi è stato da loro messo al mondo. Conseguenze nefaste, ovviamente. A questa categoria di sventurati infanti va tutta la mia solidarietà.

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    1. Caro Lap, innanzitutto grazie. Capisco ed apprezzo la cautela, ma tu, comunque, sentiti libero di dire la tua come hai fatto.
      Purtroppo i genitori “on child-duty” esistono eccome, e sono più svampiti e inerti che scientemente irresponsabili – il che li rende ancor più dannosi, se possibile.
      Se solo, a fianco delle proprie legittime aspirazioni, si considerassero seriamente quelle dei potenziali figli, non dico che se ne concepirebbero la metà (e del resto ogni cifra o statistica è inutile oltre che impraticabile); tuttavia avremmo forse una demografia ancor più sbilanciata, ma una società molto più equilibrata.

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  6. Fammi sapere quando mandi il n.2 che voglio assolutamente leggerlo!
    Sai com’è mia cara coccola con le gambette…. io un figlio ce l’ho….e ho aspettato, desiderato, pianto, abbandonato l’idea di averlo per ben 7 anni poi…. eccolo là… con non poche gravi, allucinanti difficoltà di perderlo… ma eccolo là… bello come il sole!
    Mai mi sono permessa e mai mi permetterò di giudicare o anche solo dire una parola a tutte quelle donne che non vogliono, non possono, non se la sentono, di avere figli. Mai e poi mai perchè i 7 anni che ho vissuto senza, ne ho sentite di tutti i colori e mica volevo che la gente sapesse i fatti miei… e invece…. maroooonna che rompi tutti!! Che ognuno viva la sua vita !!

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    1. Te lo posso già dire, perché l’ho programmato per venerdì!
      Sono dell’idea che un buon vecchio fucile caricato a sale grosso sia un ottimo rimedio, che col passaparola fa il giro delle case alla velocità del fulmine…
      … l’idea della maternità l’ho accarezzata, quando mi è capitato, in modo molto astratto: ma essere figlia, e soprattutto una figlia amata, ti insegna le coordinate fondamentali. Ti posso capire, anche se solo in parte, perché metto in questione la maternità per me stessa, ma non in sé e per sé: “se fossi in grado” – ma non basta -, “se avessi avuto un’esistenza diversa”, quell’amore che ho ricevuto e ricevo avrei sicuramente goduto di poterlo rimettere in circolo, e in senso prima di tutto letterale (da me al figlio, dal figlio ai nonni…).
      Ma invece ho questa, di esistenza, che adoro in tutti i suoi errori e fatiche.
      E voglio appunto continuare a scegliermele da sola, queste fatiche… un abbraccione a te ed al tuo fanciullo (abbraccialo per conto terzi, lo sapremo solo noi due ma così ne puoi approfittare).

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